Category: various

  • PSA: this website honors your browser preferred color scheme (light/dark theme)

    The latest tech trend is to enable dark themes among all applications and devices: as the passionate tweaker I am, I set up every device and application I use to harness a light theme during daylight and dark mode at all other times.

    Whenever a light (or dark) theme is applied system-wide, most of the browsers read that value and communicate with the browsed website what is the preferred color scheme: light or dark. The website, if knows the two variants, can answer with CSS rules that are tweaked for light or dark via the prefers-color-scheme CSS media rule.

    Until today, this website only offered a light variant. After an evening spent with Firefox Web Developer Tools, a color picker tool and somebody that knows color theory better than me, I enabled the dark variant for this website.

    In other words: if your browser supports light and dark color schemes, you will experience this website using your preferred theme.
    In case your browser does not provide a preferred color scheme, the default (light variant) will be used.

    Dear reader, please let me know if you spot something that is not in the right place (especially in the dark variant).

    Michele Bologna dark variant theme
    Michele Bologna dark variant theme

    Under the hood

    For you techies out there, to roll out your dark variant for your website, you need:

    1. Good taste in style and colors (might be subjective)
    2. CSS and prefers-color-scheme directive

    All the CSS rules specific to the dark variant will be delimited by the prefers-color-scheme: dark selector in this way:

    @media (prefers-color-scheme: dark) {
    [...]
    a, .site-info > a {
    color: #33C9FF;
    [...]
    

    If you are using WordPress, a good starting point is Adding Dark Mode Styles (CSS) To A WordPress Theme.

    Happy tweaking!

  • PSA: future posts will be in English (with some exceptions)

    It’s almost 7 years from my first post on this WordPress site. That’s a really, really lot of time.

    Today, I am announcing that future posts on this site will be written in English for one, main, big reason: I want to share my thoughts to a wider audience.

    Italian is my mother tongue but I feel confident enough to write in English (especially posts related to software, development and tech in general). As you may know, my knowledge of English is pretty much solid (I dare to say it after an abroad experience too!).

    So, my fellow readers, don’t be be alarmed: I will continue to personally write the posts that will appear here. And don’t be shy: I’m sure that most of you are tech-savvy enough (and English-savvy, moreover) to be participant as usually.

    Not all content will be in English: local and/or some particular content will be in Italian (more on that later). Don’t worry: all published content will remain and will remain untouched, of course in Italian language.

    Stay tuned, as it won’t be the only change!

  • Trenord/Trenitalia: è più conveniente un abbonamento mensile o annuale?

    Gennaio, tempi di rinnovi abbonamenti: nel mio caso, devo scegliere se pagare il (dis)servizio fornito da Trenord/Trenitalia.
    Mi è venuto un dubbio:

    È più conveniente acquistare 11/12 abbonamenti mensile o un abbonamento annuale, tenendo conto dei bonus?

    Se non sai cos’è un bonus: è una riduzione sul prezzo dell’abbonamento in base al rispetto dei tempi calcolato sul mese precedente.

    Ora passiamo ai calcoli.

    Alla pagina relativa alle tariffe di Trenord, segnati, per la tua fascia km, quanto costa un abbonamento mensile e quanto un abbonamento annuale.

    Screen Shot 2015-01-10 at 4.14.30 PM

    Per esempio, per un abbonamento di fascia km 28, segnati 57€ e 547€.

    Per quanto riguarda i bonus mensili, la riduzione è pari al 30% del prezzo dell’abbonamento. Per quanto riguarda l’abbonamento annuale, il bonus è “pari ad 1/12 del 10% del prezzo dell’abbonamento per ciascun mese in cui la soglia è stata superata sulla direttrice utilizzata, fino ad un valore massimo annuo del 10% del prezzo dell’abbonamento“.

    Ora si tratta di tradurre il tutto in termini matematici e impostare la disequazione per conoscere quale delle due soluzioni sia più conveniente:

    < costo abbonamento annuale > - < costo abbonamento annuale > * 10/100 * 1/12 * x ≤ <costo abbonamento mensile> * 12 - (<costo abbonamento mensile> * 30/100) * x

    (dove con x indichiamo il numero di mesi percui l’abbonamento è ridotto grazie al bonus).

    Usando WolframAlpha per risolvere la disequazione del caso considerato:

    Screen Shot 2015-01-10 at 4.21.52 PM

    Otteniamo il risultato:

    Screen Shot 2015-01-10 at 4.22.57 PM

    che significa: se il numero di mesi in cui il bonus è presente è minore o uguale a 10, allora l’abbonamento annuale è più conveniente. Viceversa, è più conveniente il mensile. Attenzione: il valore risultante dipende dai prezzi annotati all’inizio, percui ripetete il calcolo per il vostro caso.

    Ora, armandoci di pazienza, verifichiamo nell’archivio dei bonus quante volte in un anno si è verificata la presenza del bonus per la tratta di riferimento. Nel caso considerato, per la linea direttrice, 6 “eventi” bonus nel corso dell’anno 2012, 3 “eventi” nel corso del 2011, e 1 “evento” nel 2010.

    6 eventi sono minore o uguale a 10, e di conseguenza per il caso considerato conviene l’acquisto di un abbonamento annuale. Non dimenticatevi di richiedere il bonus a scadenza abbonamento usando questo modulo.

    Ripetete i calcoli per il vostro caso e fate attenzione!

    [tutti i link verso Trenord presenti su questo sito sono in nofollow, ovviamente].

  • Addio TIM: il mio passaggio a Wind (number portability)

    Sono stato cliente TIM fin dal mio primo cellulare; tra le varie tariffe proposte, avevo scelto la tariffa Autoricarica, che permetteva di ottenere una ricarica proporzionale ai minuti di chiamata che si ricevevano. Soddisfatto della tariffa, sono rimasto cliente TIM per diverso tempo.

    Nel corso degli anni, tuttavia, la tariffa è stata rimodulata unilateralmente da TIM. Vado a memoria: la tariffa non è stata più selezionabile dai nuovi utenti, poi il bonus accumulato doveva essere speso entro un certo periodo, poi le chiamate ricevute contribuivano alla ricarica solo se ricevute da altri operatori. Infine, pochi mesi fa, la tariffa ha perso la sua caratteristica di autoricarica e tutti i clienti sono stati migrati forzatamente alla piano tariffario Unica.

    A quel punto non avevo più ragione di rimanere cliente TIM: ho deciso di fare una ricerca di mercato. Obiettivo: trovare un operatore che mi garantisse del traffico dati al prezzo più conveniente (max 10€/mese). Ovviamente se nel pacchetto fossero compresi chiamate e SMS non avrebbe guastato, ma sarebbe stato sicuramente un plus.

    I contendenti erano Wind All Inclusive (7€/mese per 1GB di traffico/mese) e 3 (4€/mese per 1GB di traffico/mese). A parita’ di prezzo, TIM e Vodafone non garantivano la stessa offerta (in termini di chiamate/sms/traffico dati).

    Sulla base di un passaparola tra amici e conoscenti, ho scartato l’operatore 3 in quanto non offriva un’adeguata copertura nella mia zona (Bergamo) e per una scadente qualità del traffico dati. Quindi, sono passato a Wind.
    Il processo di number portability è durato 3 giorni ed è stato indolore. A titolo di cronaca: lunedì sera ho firmato il passaggio e il successivo giovedì mattina la SIM Wind era già attiva e funzionante sul mio ex-numero TIM. Durante la transizione ho continuato ad usare la mia vecchia SIM senza problemi. Il credito che avevo sulla vecchia SIM mi è stato accreditato sulla nuova SIM, a meno di 2 euro.

    Come mi trovo con il carrier Wind?
    Fino ad ora molto bene. La copertura è ottima e anche la disponibilità della rete 3G è capillare. Il prezzo è tutto sommato accettabile; tuttavia, a partire dall’8 ottobre il prezzo è stato ritoccato a 9€/mese (solo per i nuovi clienti). Si dice che l’appetito vien mangiando, ed infatti 1GB di traffico comincia a starmi stretto: potrei valutare di voler cambiare tariffa/operatore, in futuro, se il traffico venisse raddoppiato a parità di prezzo.

  • Goodbye DynDNS, benvenuto DtDNS (Update: ora mi appoggio a noip.com)

    Update 2018-08-08: DtDNS ha chiuso i battenti il 2018-08-01. Attualmente mi sto appoggiando a noip.com, sebbene non sia pienamente soddisfatto. Se state cercando della altre alternative, AlternativeTo contiene una sezione riguardo DtDNS. Se avete dei consigli, segnalateli pure nei commenti.

    Ho sempre avuto un dynamic dns con DynDNS il cui IP viene risolto sulla mia connessione casalinga (IP dinamico). Il servizio è gestito in automatico dal software del router: ogni volta che instaura una connessione PPP ADSL, viene aggiornato il corrispondente host dinamico con DynDNS; è tutto gestito in modo trasparente, senza intervento dall’utente.

    Ultimamente DynDNS richiede che l’utente, specie nel servizio gratuito, faccia un login (via web) ogni 30 giorni, pena la disattivazione (momentanea) del dynamic dns. Avrei potuto fare uno script che faccia questo login e metterlo in crontab, ma perché complicarsi la vita?

    Quindi, ho deciso di cambiare servizio di dynamic dns: sono passato a DtDNS. Dopo aver controllato che sia supportato dal software del router (si), ho scelto tra i vari domini offerti dal servizio: la scelta non poteva che ricadere sul più nerd: suroot.com. Per ora, il servizio funziona, le zone DNS si aggiornano velocemente e non ho errori di resolv.

    Infine, ho cancellato il mio account DynDNS: da “Account settings” è sufficiente scegliere “Close account”.

  • L’imprecisione dilagante del giornalismo tecnologico italiano su iPhone5

    Normalmente non scrivo per riportare notizie o imprecisioni, ma spesso è troppo. Criticare è facile, ma riportare informazioni dettagliate e verificate è più difficile. Parlo di quest’articolo di tmnews, Appena nato ha già problemi, l’iPhone 5 ha le “mappe sballate” [linkato da me, ovviamente, in nofollow].

    Ci sono diverse imprecisioni:

    • Il titolo: il “problema” [se così vogliamo chiamarlo] delle mappe non è di iPhone5, ma del sistema operativo iOS6. Perché si parla di “problema”, anche se non lo è? Con iOS6, Apple ha abbandonato Google come sorgente di dati dell’app “Maps”, utilizzando OpenStreetMap per questioni di “concorrenza” [ma questo è un altro discorso]. Le mappe di OpenStreetMap non sono precise e dettagliate come quelle di Google, e da qui il “problema”.
    • iOS 6 è installabile non solo su iPhone 4S, ma anche su iPhone4 e iPhone3GS.
    • “Si tratterebbe di un normale assestamento”: Apple rilascerà sicuramente altre versioni di iOS6 in futuro, ma non tornerà sicuramente sui propri passi. E OpenStreetMap non si correggerà nel giro di pochi giorni perché gli utenti Apple sono scontenti delle mappe.

    Ma veniamo alla disinformazione: citando le informazioni di cui sopra senza citare quello che sto per dirvi è fuorviante. Google ha un notevole vantaggio tecnologico rispetto a OpenStreetMap, le cui mappe sono crowdsourced dagli utenti. Ovviamente Maps su iOS6 non sarà preciso come Google Maps, e questo può creare situazioni divertenti, ma senza dubbio l’utente è libero di scegliere l’applicazioni per le mappe che desidera: Google Maps è in review da Apple, e se sarà approvata, gli utenti potranno presto utilizzare Google Maps.

    Quanto agli utenti scontenti e la class-action: lasciate perdere, vendete subito il vostro iPhone. Non è un telefono per voi. Spendete i vostri soldi in altri oggetti “di moda“.

  • Geek e nerd: facciamo chiarezza sulle definizioni

    Ho sempre sentito inesattezze riguardo alla definizione di nerd e geek (e spesso ho usato anch’io impropriamente il termine). Fortunatamente, greatwhiteshark ha realizzato un diagramma di Venn molto esplicativo che ci permetterà di non sbagliare più.

    Voi a quale insieme appartenete?

  • DuckDuckGo: il mio motore di ricerca di default

    Da un po’ di tempo ho cambiato il motore di ricerca che utilizzo su Chrome: sono passato da Google a DuckDuckGo. DuckDuckGo è semplice e veloce come Google, ma in più offre alcune funzionalità interessanti. Vi presento quelle che mi hanno convinto ad utilizzare DuckDuckGo come motore di ricerca di default:

    • La possibilità di avere una panoramica introduttiva (dictionary) su qualsiasi termine viene introdotto (vedi l’esempio in figura). Inoltre vengono anche presentate le search ideas, ovvero alcuni termini correlati alla ricerca che abbiamo fatto. Come vedete, il layout è molto semplice ma al tempo stesso efficace.Define
    • La possibilità di effettuare ricerche ristrette ad un singolo campo: ad esempio, utilizzando la chiave di ricerca “!ruby filter” si viene portati sulla pagina di ricerca di ruby-lang.org per la chiave di ricerca specificata (in questo caso vediamo l’help che ci suggerisce di utilizzare questa funzionalità, detta bang syntax). I siti disponibili usando la bang syntax sono moltissimi, e comprendono la maggior parte dei siti che utilizzo quotidianamente.Ruby search

    Provarlo non costa niente, e iniziare non vi obbliga a cambiare la configurazione del vostro browser. Senza dimenticare che proprio quest’anno, il motore di ricerca di DuckDuckGo è stato inserito da TIME nella lista dei 50 siti più interessanti del 2011.

  • I negozi in centro: ma perché con le porte spalancate in inverno?

    Passeggiando per il centro città mi sono accorto di una diffusa abitudine tra i gestori di negozi dei marchi più famosi: mantenere le porte del negozio spalancate, anche in pieno inverno, con il risultato che tutta l’energia impiegata per riscaldare il negozio viene dispersa nell’ambiente. La domanda è: ma perché viene tenuta la porta aperta?

    A mio avviso le porte vengono mantenute spalancate dai gestori perché si ritiene che le porte chiuse rappresentino una barriera psicologica per le persone. Vedendo le porte chiuse, alcuni clienti “timidi” decidono di non rompere la barriera e non entrare nel negozio.

    E questo porta, ovviamente, ad uno spreco esagerato di energia (la stima è che per ogni negozio vengano sprecate 10 tonnellate di CO2, equivalenti a 3 voli A/R da Londra a Hong Kong) e ad un aumento dei prezzi della merce (il cliente paga lo spreco). Tuttavia, in Italia non esiste una legge a riguardo.

    Anche le Iene si sono occupate del problema, creando un servizio davvero interessante. Non siamo gli unici, comunque. In UK è in atto una campagna di sensibilizzazione chiamata “Close the door”. E intanto, è notizia di questi giorni che il fenomeno global warming si stia complicando sempre di più.

    D’ora in poi, prima di comprare in un negozio che inquina inutilmente credendo di eliminare una barriera psicologica che non mi pongo, ci penso due volte.

  • Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro: la mia recensione

    stevejobsluomofuturo

    Si è fatto un gran parlare, soprattutto ultimamente, di Steve Jobs; è stato definitivo in molti modi: un leader carismatico, un visionario, un tiranno. Il libro “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro“, edito da Hoepli mi è stato prestato poco meno di un mese fa, e l’ho letto tutto d’un fiato, data l’attualità dell’argomento e della recente scomparsa del n.1 di Apple.

    Il libro è stato scritto da Jay Elliot (ex VP Apple, e amico di Steve come si potrà capire leggendo il libro) ed è davvero molto aggiornato: la versione italiana è stata stampata nel marzo 2011, e contiene la mail di Steve in cui si congeda per motivi di salute nel gennaio 2011.

    Il libro è ben scritto, suddiviso in capitoli di facile lettura, per un totale di 230 pagine. Nel libro si trovano molti elementi di riflessione, molte curiosità (non conoscevo il video promozionale ‘1984’ del primo Macintosh, che vedete qui sotto).

    Impressionante e rivoluzionario per quei tempi. E la regia è di Ridley Scott.

    Nel libro vengono snocciolate anche alcune perle di saggezza di Steve, i suoi comportamenti tirannici e visionari, e viene anche sfatata una leggenda che troppo spesso si legge per la rete: Steve non è stato licenziato da Apple nel 1985, bensì si è licenziato per una scelta non condivisa. In generale, quindi, un libro ricco di dettagli e molto rapido da leggere, intrigante e ben scritto. Se siete dei fanatici Apple, è sicuramente da avere.  Il prezzo è un tantino elevato per i miei gusti (probabilmente il costo lievita a causa dell’hardcover): 19.90 Euro.

    Infine, chiudo con un altro video, una presentazione di Steve che non avevo mai visto e che ho cercato, incuriosito dalla descrizione trovata nel libro. Ovviamente non parlo del video del commencement a Stanford, fin troppo famoso e citato. Ma parlo, ovviamente, del primo keynote tenuto da Steve: la presentazione del primissimo Macintosh.